LO SCAMBIO DI PRIGIONIERI SMASCHERA L’AUTORITÁ PALESTINESE

LO SCAMBIO DI PRIGIONIERI SMASCHERA L’AUTORITÁ PALESTINESE

 DI Ameer Makhoul

L’accordo per lo scambio di prigionieri è stato un successo per Hamas e un passo in avanti per i Palestinesi, specialmente per il movimento guidato dai prigionieri stessi.

Hamas ha guadagnato il rispetto e la credibilità per essere riuscita ad affrontare una situazione così complessa. Nello specifico, l’intera operazione si è svolta nel territorio palestinese ed è stata gestita, per cinque anni, in Palestina in difficili e pericolose circostanze.

Lo scambio ha portato gioia nelle vite dei prigionieri, delle loro famiglie e di tutti i Palestinesi che vivono in Palestina come all’estero. Gioia accompagnata con onore, dignità, e il promettente spirito della vittoria.

I prigionieri veterani che non sono stati inclusi nell’accordo hanno sopportato, assieme alle loro famiglie, un dolore ed una sofferenza indicibile. I prigionieri rilasciati e tutto il popolo palestinese sono solidali e comprendono quei sentimenti.

Tuttavia, è importante sottolineare che questa sofferenza non è stata causata dal patto di scambio dei prigionieri, tutt’altro. Dipende dalla mancanza di una possibile liberazione palestinese, la quale è tangibile e matura al momento.

L’idea che posticipando lo scambio dei prigionieri si sarebbero potute migliorare le condizioni del patto è semplicemente infondata. Al contrario, eventuali ritardi avrebbero potuto compromettere completamente l’accordo. Trattative del genere devono essere stipulate al momento giusto, non possono essere affrettate, posticipate, o determinate in anticipo.

Lo scambio, nei Territori Occupati, ha messo in luce una leadership palestinese senza prospettive, poiché non ha una reale visione o progetto per la liberazione dei restanti prigionieri politici.

L’accordo per lo scambio dei prigionieri, come qualsiasi altro accordo del genere, ha i propri limiti. Non ci si può aspettare che un accordo liberi tutti i 6,000 prigionieri che languono nelle prigioni israeliane. Dovremmo valutare il successo o il fallimento di Hamas basandoci sulla seguente domanda: Il movimento ha esaurito tutte le sue capacità prima di firmare l’accordo? La risposta è decisamente sì.

Dato che l’accordo, come fu concepito, è stato l’esito di una serie di dinamiche di potere, e la sua approvazione fu un’azione legittima ed appropriata. Nel corso della storia di qualsiasi lotta e movimento di liberazione, persino tra i vincitori, ci sono state perdite e vittime. Ciò non rende una vittoria meno significativa.

Il leader di Hamas Ismail Haniyeh, nel suo discorso di liberazione a Gaza, enfatizza un aspetto importante.

“I confini della Palestina storica – Gaza, Territori Occupati, e le aree del 1948 – sono i confini dell’accordo dello scambio dei prigionieri.

Con la resistenza abbiamo liberato Gaza. Abbiamo liberato la terra ed il popolo.” ha detto.

Certamente, come affermato, la resistenza ha ottenuto ciò che nessun’altra via, come quella dei negoziati, è stata in grado d’ottenere.

La realtà Palestinese

Oltre a liberare i prigionieri e le loro famiglie dal peso e dalla sofferenza della detenzione, lo scambio ha esposto un altro aspetto importante. Nei Territori Occupati, ha messo in luce una leadership palestinese senza prospettive, poiché non ha una reale visione o progetto per la liberazione dei restanti prigionieri politici.

Non è più accettabile posporre la questione riguardante i prigionieri o dare la priorità ad altre questioni, come nel caso degli inutili negoziati delle Autorità Palestinesi.

È noto come questa leadership si illuda che un’evoluzione sia possibile anche senza resistenza, e presuma che questa si sviluppi come gesto di buona fede da parte di Israele. L’esperienza di lotta con Israele, tuttavia, ci ha insegnato che lo stato Sionista non esita a commettere qualsiasi crimine contro i Palestinesi, a meno che ne sia impossibilitato o ne debba pagare il prezzo. I prigionieri non verranno liberati da leggi, corti, pietà, o futili negoziati.

L’accordo di scambio dei prigionieri ha creato un nuovo margine di libertà per i Palestinesi ed un’atmosfera di riconciliazione nazionale. Ha anche ristabilito un ruolo al sostegno arabo che era stato soppresso dagli accordi di pace da Camp David ad Oslo, fino alla cosiddetta Iniziativa di Pace Araba.

Ha ripristinato il valore della resistenza e le prospettive di liberazione, riaffermando che ciò che è stato preso con la forza può essere restituito solo con la forza; ciò che è stato preso dall’occupazione può essere restituito solo dalla liberazione; e ciò che è stato preso con l’esproprio può essere restituito solo dal ritorno.

L’insistenza di Hamas sull’inclusione dei prigionieri Palestinesi che vivevano nei territori del 1948 è stata una mossa strategica. Storicamente parlando, non è il primo scambio che ha considerato i prigionieri di questa area storica della Palestina. È tuttavia il primo dagli Accordi di Oslo, stabilendo così un precedente per il futuro.

L’accordo ha anche rivelato il ruolo strategico che il neo-Egitto può svolgere nel liberare i prigionieri e restaurando i diritti palestinesi, se vi è la volontà politica.

Hamas è stata in grado di approfittare dell’opinione pubblica israeliana, la quale ha fatto pressione sul governo israeliano  affinché avvenisse il rientro del soldato israeliano imprigionato, Gilad Shalit. Ha resistito all’escalation repressiva di Israele, contro i prigionieri del movimento e contro Gaza.

Dopo questo accordo, ora, il popolo si aspetta dalla leadership palestinese che qualsiasi iniziativa sulla questione dei prigionieri sia connessa al loro rilascio. L’obiettivo è di liberare i prigionieri e non limitarsi a migliorare le condizioni della loro detenzione.

Non è più accettabile posporre la questione dei prigionieri o dare la priorità ad altri problemi, come quello dei futili negoziati da parte delle Autorità Palestinesi, le quali sono condizionate dall’interruzione dell’espansione coloniale.

La situazione in cui si trova il tema dei prigionieri politici, sarebbe a dire che non ci sarà alcun patto di pace definitivo senza il rilascio dei prigionieri, è praticamente una strategia di dilazione. Ma i Palestinesi non vogliono che questa questione venga rinviata in quanto il recente scambio ha rappresentato un’incalzante opportunità.

Israele sta prendendo precauzioni per prevenire la cattura dei suoi soldati e creare una politica deterrente che preveda la liquidazione dei leader palestinesi, stringendo la morsa sui prigionieri, ed usando risorse tecnologiche e di intelligence. Questi metodi, tuttavia, sono già stati attuati, ma il popolo palestinese non si è scoraggiato.

Nondimeno, non bisognerebbe sottovalutare i piani di Israele, ed è necessario sviluppare una strategia palestinese che minimizzi i costi della lotta, massimizzandone i benefici. Questo esige preparazione da parte dei palestinesi. Vi è anche l’urgente bisogno di un contingente arabo di sostegno e di investimenti nel ruolo della Turchia.

Sia l’Egitto che la Turchia desiderano rafforzare la loro posizione come potenza regionale, potrebbero quindi favorire, insieme a movimenti popolari di solidarietà palestinesi, arabi ed internazionali, lo sviluppo di una zona di sicurezza in grado di dissuadere Israele, liberare prigionieri politici e restaurare i diritti dei Palestinesi.

Tradotto da -Eleonora Gatto

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